INTENZIONI DI PREGHIERA PER NOVEMBRE 2021
INTENZIONE DEL PAPA
Preghiamo affinché le persone
che soffrono di depressione o di burn-out
trovino da tutti un sostegno
e una luce che le apra alla vita
INTENZIONI DEI VESCOVI
Perché ricordando i nostri cari defunti
possiamo fare tesoro della loro
testimonianza, del bene che hanno compiuto
e dell’eredità spirituale che ci hanno trasmesso
INTENZIONE PER IL CLERO
Cuore di Gesù, che sei il Vincitore
della morte, accogli l’anima
di tutti i Tuoi ministri defunti,
con la pienezza della Tua misericordia
ADORAZIONE EUCARISTICA
La forza della debolezza
Il malessere che caratterizza le nostre società occidentali consiste nel non senso della vita; in campo medico tale situazione d’insofferenza nei confronti della vita, viene definita depressione o anche burn-aut, quando questa interessa il contesto lavorativo producendo stress cronico e persistente. In campo spirituale, gli antichi padri spirituali, fini conoscitori dell’animo umano, hanno individuato nella depressione uno dei vizi capitali, l’accidia e, riferendosi proprio all’eperienza della “spina nella carne” riferita dall’apostolo Paolo, essi indicano il ritorno in se stessi come la strada maestra per incontrare il senso della vita dato dall’incontro con il Dio della vita, il solo che può dare senso e pienezza alla nostra vita. Preghiamo, dunque, in questa adorazione, affinchè le persone che soffrono di depressione o di burn-aut trovino da tutti un sostegno e una luce che le apra alla vita.
canto: Mi basta la tua grazia (RnS)
Quando sono debole, allora sono forte
perché, tu sei la mia forza.
Quando sono triste e in te che trovo gioia
perché tu sei la mia gioia.
Gesú, io confido in te
Gesú, mi basta la tua grazia.
Sei la mia forza, la mia salvezza
sei la mia pace, sicuro rifugio.
Nella tua grazia voglio restare
Santo signore, sempre con te
Quando sono povero, allora sono ricco
Perché tu sei la mia ricchezza
Quando sono malato e in te che trovo vita
perché tu sei guarigione.
Gesú, io confido in te Gesú, mi basta la tua grazia.
Sei la mia forza, la mia salvezza
sei la mia pace, sicuro rifugio.
Nella tua grazia voglio restare
Santo signore sempre con te.
Sei la mia forza la mia salvezza
sei la mia pace, sicuro rifugio.
Nella mia grazia voglio restare
Santo signore sempre con te.
dalla seconda Lettera di S. Paolo Apostolo ai Corinti, 12,7-10
Perché io non avessi a insuperbire per l’eccellenza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi affinché io non insuperbisca. Tre volte ho pregato il Signore perché l’allontanasse da me; ed egli mi ha detto: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza». Perciò molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me. Per questo mi compiaccio in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in angustie per amor di Cristo; perché, quando sono debole, allora sono forte.
dall’Udienza generale di Papa Benedetto XVI, 13 Giugno 2012
L’incontro quotidiano con il Signore e la frequenza ai Sacramenti permettono di aprire la nostra mente e il nostro cuore alla sua presenza, alle sue parole, alla sua azione. La preghiera non è solamente il respiro dell’anima, ma, per usare un’immagine, è anche l’oasi di pace in cui possiamo attingere l’acqua che alimenta la nostra vita spirituale e trasforma la nostra esistenza. Questa è l’esperienza personale a cui san Paolo fa riferimento nel capitolo 12 della Seconda Lettera ai Corinzi. La contemplazione è così profonda e intensa che l’Apostolo non ricorda neppure i contenuti della rivelazione ricevuta, ma ha ben presenti la data e le circostanze in cui il Signore lo ha afferrato in modo così totale, lo ha attirato a sé, come aveva fatto sulla strada di Damasco al momento della sua conversione (cf. Fil 3,12). San Paolo continua dicendo che proprio per non montare in superbia per la grandezza delle rivelazioni ricevute, egli porta in sé una «spina» (2Cor 12,7), una sofferenza, e supplica con forza il Risorto di essere liberato dall’inviato del Maligno, da questa spina dolorosa nella carne. Per tre volte – riferisce – ha pregato insistentemente il Signore di allontanare questa prova. (…) Il Risorto gli rivolge una parola chiara e rassicurante: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza» (v. 9). Anzitutto, di quali debolezze parla l’Apostolo? Che cosa è questa «spina» nella carne? Non lo sappiamo e non lo dice, ma il suo atteggiamento fa comprendere che ogni difficoltà nella sequela di Cristo e nella testimonianza del suo Vangelo può essere superata aprendosi con fiducia all’azione del Signore. San Paolo è ben consapevole di essere un «servo inutile» (Lc 17,10) – non è lui che ha fatto le cose grandi, è il Signore -, un «vaso di creta» (2Cor 4,7), in cui Dio pone la ricchezza e la potenza della sua Grazia. In questo momento di intensa preghiera contemplativa, san Paolo comprende con chiarezza come affrontare e vivere ogni evento, soprattutto la sofferenza, la difficoltà, la persecuzione: nel momento in cui si sperimenta la propria debolezza, si manifesta la potenza di Dio, che non abbandona, non lascia soli, ma diventa sostegno e forza. Questo vale anche per noi. Il Signore non ci libera dai mali, ma ci aiuta a maturare nelle sofferenze, nelle difficoltà, nelle persecuzioni.
canone Il Signore è la mia forza (Taizé)
Il Signore è la mia forza ed io spero in Lui.
Il Signor è il Salvator. In lui confido non ho timor,
In lui confido non ho timor.
interiorizzazione: da G. Cucci, “Il fascino del male”, AdP 2008, p 313-347
L’accidia, nonostante la sua apparenza “soft” e tranquilla, è un vizio terribile, che spegne la voglia di vivere: quando arriva a dominare la persona, ogni cosa diventa incredibilmente pesante da compiere perché ci si sente spenti, vuoti, senza energia, oppure, all’opposto, sembra impossibile fermarsi, restare in silenzio senza attività da compiere e a cui pensare, come se si sperimentasse al proprio interno un fuoco inquietante che non lascia scampo. Sotto questo punto di vista, l’accidia è molto affine a ciò che in psicologia viene inteso con il termine di depressione, il “male oscuro”, come è stato definito che sembra essere molto diffuso nelle nostre società occidentali. L’accidia, e il suo risvolto psicologico, la depressione, sembrano essere le conseguenze più evidenti di una cultura e mentalità narcisista, che si crede il centro di ogni realtà. Se la radice dell’accidia è di per sé religiosa, e viene riconosciuta in un ambiente religioso, essa torna a nascondersi al dileguarsi della dimensione spirituale e religiosa della vita, dove l’individuo ed i suoi bisogni sono collocati al centro di tutto. Molto più di altri vizi, l’accidia porta frutti di morte: è noto come depressione e tristezza comportino spesso tragiche conclusioni, ritenendo che la vita non meriti più di essere vissuta. Anche la professione viene infettata dal veleno dell’accidia, perdendo il gusto per un lavoro fatto bene, per la cura nel fare le cose, e in tal modo la propria attività tende a diventare sempre più monotona e frustrante. Certamente, una concezione “industriale” del lavoro in serie non auta sotto questo punto di vista, manifestando un altro aspetto dell’accidia, l’alienazione, cioè lo smarrimento nelle cose che si producono. L’accidia avverte che si sta vivendo in modo superficiale, nel ritmo frenetico di una vita apparentemente efficiente e produttiva, ma senza mai giungere a prendere contatto con la dimensione profonda di se stesso. E lo spirito alla fine si ribella. Si può riconoscere, come una persona tenda ad ammalarsi proprio perché non trova un senso globale alla propria esistenza. È il recupero di questa prospettiva a infondere speranza, contrastando la sottile obiezione dell’insensatezza di tutto, proprio dell’accidia.
invocazioni e canto
Grazie, Signore di Don Tonino Bello
ritornello
Rendete grazie a colui che è Santo, rendete grazie a Dio per suo Figlio Gesù! (Rns)
Signore, ti ringrazio perché mi hai messo al mondo:
aiutami perché la mia vita
possa impegnarla per dare gloria a te e ai miei fratelli.
Ti ringrazio per avermi concesso questo privilegio:
perché tra gli operai scelti, tu hai preso proprio me.
Mi hai chiamato per nome
perché io collabori con la tua opera di salvezza.
Rit…
Grazie perché il mio letto di dolore è fontana di carità,
è sorgente di amore.
Di amore per te, anche di amore per tutti i fratelli.
Signore, io seguo te più da vicino, in modo più stretto.
Voglio vivere in un legame più forte
per poter essere più pronto a darti una mano,
più agile perché i miei piedi che annunciano la pace sui monti
possano essere salutati da chi sta a valle.
Concedimi il gaudio di lavorare in comunione
e inondami di tristezza ogni volta che, isolandomi dagli altri,
pretendo di fare la mia corsa da solo.
Salvami, Signore, dalla presunzione di sapere tutto.
Dall’arroganza di chi non ammette dubbi.
Dalla durezza di chi non tollera i ritardi.
Dal rigore di chi non perdona le debolezze.
Dall’ipocrisia di chi salva i principi e uccide le persone.
Toccami il cuore e rendimi trasparente la vita,
perché le parole, quando veicolano la tua,
non suonino false sulle mie labbra.
preghiera di s. Francesco
Altissimo e glorioso Dio, illumina le tenebre del cuore mio. Dammi fede dritta, speranza certa e carità perfetta, senno e conoscimento; Signore, fa che io possa sempre servire con gioia i tuoi comandamenti. Amen.

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